Un aspetto controverso della Regola è la sua identificazione con i canoni di alcuni Ordini religiosi esistenti all'epoca. Chi la vuole agostiniana, chi benedettina, chi cistercense. Essa non è assimilabile per intero a nessuno di questi Ordini. In apparenza può seguire i dettami dei benedettini: ora et labora, mentre sul piano monacale si avvicina di più ai cistercensi, ma non si può assolutamente prescindere dal carattere di assoluta novità presente in essa, l'unione dei codici di comportamento di due entità molto dissimili tra loro: i monaci e i cavalieri. Si era tentato di fare lo stesso con i cavalieri laici, proclamando le famose tregue di Dio, per impedire lo smodato combattere, in uso tra i cavalieri cristiani, per futili motivi.

alla Crociata e dal bisogno di difendere i Luoghi Santi e quanti vi si recavano, nacque una nuova figura nel panorama religioso dell'epoca: il monaco-cavaliere. Per giustificare l'uso delle armi da parte di un monaco si ricorse ad un nuovo cavillo sostenendo che la guerra contro l'infedele era santa, cioè lecita e giusta e che chi la combatteva era degno di lode. Questo tipo di combattimento era inteso come espiazione dei peccati e la morte veniva paragonata al martirio. Ma nonostante ciò vi furono parecchie perplessità nel mondo cristiano e persino tra gli stessi templari.

La Regola, prima di assumere la sua forma definitiva, subì diverse modifìche, correzioni e controlli ecclesiastici. Tutte queste manipolazioni possono aver ingenerato la confusione che ci appare assai evidente dalla poca chiarezza di alcuni articoli e concetti. Nella sua forma definitiva in latino, giuntaci in alcuni esemplari, essa si compone di 72 articoli. I primi sette parlano della vita religiosa dell'Ordine, quindi dell'aspetto monacale. Gli undici articoli successivi riguardano la vita quotidiana, come e cosa mangiare, quando digiunare, ecc.. Dall'articolo venti al ventinovesimo si parla del come debbano vestire i templari.